Anno III - Numero 24
Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale è un relitto.
Carlo Maria Cipolla

martedì 28 novembre 2017

Come cambiano gli scenari energetici in Europa

La sicurezza dell’approvvigionamento energetico dipende dai rapporti e dalle dinamiche geopolitiche con Paesi che spesso non sono democrazie, con tutti i potenziali squilibri che questo può causare in termini di potenziamento di forze politico-sociali su territori difficili, e di bilanciamento dei poteri nell’intricata selva dei rapporti diplomatici internazionali e di ricatto sul piano della necessità

di Alessandro Mauceri

Che il Belpaese sia ricco di storia ma un po’ meno di risorse energetiche è dato ormai acquisito. Il dato meno scontato, forse, è che la dipendenza energetica italiana dai mercati esteri pare stia diminuendo, in controtendenza rispetto a quanto invece sta accadendo nel complesso in Europa. Tempo di cantar vittoria? Non proprio: per soddisfare il fabbisogno energetico dei suoi abitanti l’Italia continua a dipendere in larghissima misura dagli approvvigionamenti esteri, collocandosi in questo senso tra i Paesi fanalini di coda in Europa, ma il trend pare stia cambiando. Quel che è certo, è che la questione energetica continua a restare in cima alle agende politiche italiane e europee. Nonostante l’avanzamento delle rinnovabili e le maggiori attenzioni sul tema, infatti, il vecchio continente continua a non essere autosufficiente sul piano energetico.

A dimostrarlo sono i dati dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, secondo il cui ultimo studio basato sul quinquennio 2009-2014 l’Europa consuma sì meno energia rispetto agli anni passati, ma non ne produce comunque abbastanza per soddisfare il fabbisogno interno e il 53% dell’energia necessaria proviene ancora da Paesi extracomunitari. Una percentuale, questa, che va però presa con le dovute cautele in quanto il grado di dipendenza da fonti estere varia notevolmente a seconda dello Stato membro considerato. Tra quelli più virtuosi, cioè i Paesi energicamente meno dipendenti d’Europa , troviamo Estonia (11,9%), Danimarca (12,3%) e Romania (18,6%), mentre dal lato opposto della classifica figurano Malta, Lussemburgo e Cipro, che si configurano come gli Stati che dipendono maggiormente dalle importazioni energetiche (rispettivamente 104,1%, 96,9% e 96,4%). L’Italia si colloca ad un poco lusinghiero settimo posto con un grado di dipendenza dalle importazioni pari al 76,9%, vicino a quello della Lituania (78,3%) e del Belgio (77,5%) e quindi ben al di sopra della media europea.

Per quanto concerne invece la produzione di energia interna all’Unione Europea, la principale produttrice è rimasta la Francia (135,1 Mtep nel 2013), davanti a Germania, Regno Unito e Polonia, mentre la produzione italiana nel 2013 si è attestata sui 36,9 Mtep. L’Italia si basa prevalentemente su fonti rinnovabili, mentre gas, petrolio, rifiuti e combustibili solidi costituiscono rispettivamente il 17,2%, il 15,9% e lo 0,1% della produzione energetica interna.
I dati Eurostat hanno mostrato per il nostro Paese anche qualcos’altro di positivo, cioè il costante calo della nostra dipendenza energetica dall’estero dal 2011. Dopo il record della dipendenza da import registrato nel 2006 (85,9%), l’Italia si sta lentamente riassestando, cercando di trovare una sua strada percorribile nell’accidentato percorso energetico, tanto più difficile da percorrere per un paese come il nostro dove – tolte le riserve petrolifere lucane e siciliane – la quantità di materie prime non raggiunge livelli abbastanza alti da garantire un’autosufficienza energetica realmente fattibile.
Questo porta con sé anche problematiche di natura politica, oltre che strettamente economica. 

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