Anno III - Numero 35
È tutto sempre molto semplice se sei uno stupido.
Massimo Mantellini

martedì 24 ottobre 2017

Una manovrina non elettorale per il 2018

Nella legge di bilancio la riduzione del deficit arriva attraverso un calo di spesa superiore a quello delle entrate. Se resisterà agli assalti alla diligenza, il governo Gentiloni varerà una manovra piccola ma significativa, con il pregio di essere poco elettorale

di Francesco Daveri

Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) che il governo ha inviato a Bruxelles incorpora gli effetti finanziari delle singole misure previste nella legge di bilancio (ancora non nota nei dettagli). In gergo, il Dpb descrive la manovra lorda, poiché contiene la lista degli interventi di bilancio che portano a maggiori o minori entrate e a maggiori o minori uscite. Il Def di aprile e la sua nota di aggiornamento di settembre indicavano la manovra netta, cioè gli obiettivi di deficit e debito per il triennio successivo. È sulla base di questi documenti che la Commissione europea giudica la qualità della finanza pubblica di tutti i paesi Ue.


I documenti indicati sono espressione del metodo Padoan, lo stile di conduzione della politica economica del ministro dell’Economia, che accoppia sistematici ma moderati sforamenti dagli impegni presi in precedenza con il rispetto sostanziale degli obiettivi di riduzione del deficit e di attenuazione/arresto della crescita e riduzione del rapporto debito-Pil.

Come mostra la figura I.1-6 (presa dal Dpb), il rapporto deficit-Pil va gradualmente verso zero: dal 2,1 del 2017 all’1,6 del 2018, allo 0,9 del 2019 fino allo 0,2 del 2020. In parallelo, scende anche il deficit strutturale (quello calcolato al netto di una tantum e delle oscillazioni cicliche che influenzano in automatico entrate e uscite effettive) per 0,3 punti di Pil nel 2018 e per 0,4 punti nel 2019 e nel 2020 (l’Europa ci chiedeva riduzioni annue di 0,5 punti). Ma almeno quelli per il 2018-20 sono numeri che, a differenza di quelli del 2016, vanno nella direzione giusta.



Un’altra figura del documento inviato alla Ue mostra che variazione del rapporto debito-Pil, sostanzialmente bloccata nel 2015-17, dovrebbe diventare negativa dal 2018 in virtù di una minore crescita del debito (a questo serve la riduzione del deficit) e di una – ottimistica – accelerazione nella crescita del denominatore del rapporto, con un’inflazione data in aumento dall’attuale +0,6 al 2,1 per cento del 2020.



Una piccola manovra non elettorale
La legge di bilancio “riempie” i saldi di finanza pubblica anticipati nella Nota di aggiornamento al Def di settembre con il dettaglio delle misure relative alle entrate e alle uscite. Mentre i tecnici del ministero sono ancora al lavoro per limare i provvedimenti da presentare in Parlamento, dal documento inviato a Bruxelles si può ricavare l’ammontare degli interventi per grandi voci.

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