Anno III - Numero 24
Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale è un relitto.
Carlo Maria Cipolla

martedì 24 ottobre 2017

Il salario giusto dipende dalla reputazione del lavoro

Sono tanti i fattori che determinano il salario, compresa la reputazione del lavoro svolto. Se l’opinione pubblica ha scarsa considerazione per una professione, la rivendicazione salariale si fa difficile. Emblematico il caso degli insegnanti

di Emiliano Mandrone

Come si definisce il valore del lavoro? Cosa concorre a determinarne il salario e perché a volte non comprendiamo certi livelli? Il lavoro è ancora un bene speciale, preservato dalle logiche di mercato?
La definizione della retribuzione − tema assai dibattuto nel passato − è oggi tornata in augea causa sia dell’affievolirsi del rapporto compenso/lavoro sia per il livello basso delle retribuzioni. Così il lavoro non pone più al riparo dal rischio povertà e più voci evocano minimi retributivi o redditi di cittadinanza.

Generalmente la determinazione del prezzo di mercato fa riferimento a fattori oggettivi, quali la produttività, la tecnologia o la fatica, o soggettivi, come la moda, la contrattazione o la considerazione sociale. Tuttavia, sempre più spesso concorrono ragioni extra-economiche: l’asimmetria informativa, la tattica delle multinazionali, il network, la fiscalità, lo skills mismatch (squilibrio tra competenze e mercato del lavoro) o l’aggiramento delle norme.

Si può però proporre un punto di vista diverso: la figura 1 mostra le retribuzioni medie mensili che le persone ritengono giuste per certe professioni, una sorta di valore reputazionale del lavoro, una stima comprensiva delle abilità, delle responsabilità e dell’istruzione implicite. Nell’Indagine Plus si è chiesto il valore che si ritiene giusto per otto professioni (dipendenti, full-time), scelte secondo tre criteri:

1) professioni-simboliche, spesso indicate come strategiche per il nostro paese: restauratori di quadri del Cinquecento, ricercatore scientifico ed esperti per la tutela del territorio (come biologo o geologo).

2) professioni-bandiera di prestigio (cardiologo), tipiche pubbliche (insegnati), tipiche private (operai) e non prestigiose (badanti). Indicano pure, in qualche modo, un ruolo sociale decrescente.

3) propria professione ovvero il valore che le persone danno al proprio impiego.

Il valore reputazionale è più alto rispetto al valore ottenuto dal mercato. In termini comparati, il salario di molte professioni è prossimo ai salari minimi presenti in paesi simili. La differenza media è di circa 30 punti, compresa tra un minimo per gli insegnanti (4 per cento) e un massimo per i restauratori (51 per cento). Contribuiscono alla volatilità la scarsa conoscenza del profilo di questi lavoratori: se le mansioni e le competenze dell’operaio sono note, molto meno lo sono quelle di un restauratore. Il ricercatore e il cardiologo godono di ampia considerazione. Basso è il credito reputazionale della badante, spia di scarsa considerazione delle professioni generiche. È questo il terreno di cova del lavoro nero, degli infortuni o del caporalato: diventa difficile chiedere per sé ciò che non si riconosce agli altri.

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