Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

mercoledì 7 maggio 2025

L’Ue tra volontà di pragmatismo e gli ostacoli per una difesa comune europea

Dopo il cambio di rotta della politica estera americana e la guerra della Russia alle porte d’Europa, la costruzione di una difesa europea richiede sempre maggior concretezza. La proposta presentata all’Ecofin di istituire il “Meccanismo europeo di difesa” ha rappresentato un tentativo sostanziale, ma ha suscitato reazioni contrastanti tra gli Stati membri

di Viola Petrelli

L’11 e il 12 aprile a Varsavia si è tenuta la riunione informale dell’Ecofin -il Consiglio per gli affari economici e finanziari dell’Unione Europea- dove i Ministri dell’Economia e delle Finanze Ue si sono confrontati sul tema del finanziamento della sicurezza e della difesa europea. Le proposte e i punti di vista a riguardo sono molteplici, ma in occasione dell’evento è stato presentato un rapporto commissionato dalla presidenza polacca all’istituto Bruegel. Nel brief viene mostrato come migliorare l’efficacia e l’adeguatezza della spesa per difendere l’Europa. Tra le novità proposte c’è la creazione del “Meccanismo Europeo di Difesa” (European defence mechanism, Edm).

Il “Meccanismo Europeo di Difesa”
Il policy brief di Bruegel, discusso dall’Ecofin, ha come focus principale la questione finanziaria della difesa europea. Viene messa in evidenza la criticità del quadro generale attuale, in parte a causa dell’eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti e dall’impostazione nazionale della governance della difesa dell’Ue. Infatti, le lacune più evidenti si riscontrano negli equipaggiamenti militari e nella tecnologia, ma la debolezza è insita anche in un mercato europeo della difesa frammentato. Il brief propone, pertanto, un approccio trasformativo che prevede la creazione del “Meccanismo Europeo di Difesa”.

Il Med avrebbe il compito di creare una cooperazione intergovernativa e un mercato comune della difesa (possibile solo affrontando il vincolo giuridico dell’art.346 del Tfue, che attualmente ne preclude l’attuazione) e sarebbe un’istituzione simile al Meccanismo di stabilità europeo (Mes).

Il programma propone di portare avanti uno sforzo finanziario comune non solo per acquisire costosi armamenti strategici che siano sotto il controllo operativo europeo, ma soprattutto per promuovere una logica di mercato “Made in Europe” e annullare la concorrenza tra imprese (in modo da rendere i prezzi più accessibili). Inoltre, è essenziale che l’industria di difesa, debole e frammentata, cooperi nell’ottica di creare un’unica forte industria di difesa europea. Il piano prevede anche il coinvolgimento di Paesi extra-UE, come il Regno Unito, Norvegia e Ucraina.

Disomogeneità tra Stati membri: i nodi del riarmo
La necessità di maggior impegno si traduce in aumento della spesa per la difesa, finanziato principalmente tramite l’indebitamento nazionale. Sul piano finanziario è chiaro che intraprendere ingenti investimenti per la difesa, per Paesi ad alto debito come l’Italia e la Francia, genera non poca esitazione. Inoltre, l’adesione all’istituzione implicherebbe anche il divieto di aiuti a favore degli appaltatori statali, a scapito di quelli di altri membri del Med e ciò potrebbe costituire un rischio per l’industria nazionale. Oltretutto, il piano potrebbe creare vantaggi alle industrie nazionali più strutturate a danno di quelle più deboli.

Dal punto di vista politico, invece, manca una visione unitaria in materia di riarmo, in quanto la percezione della Russia come potenziale minaccia per la sicurezza nazionale varia notevolmente tra i diversi Stati. In Paesi come l’Italia e la Spagna la minaccia percepita è ben diversa rispetto a quella dei Paesi del fronte orientale che sentono ancora vive le ferite della subordinazione sovietica. L’invasione della vicina Ucraina non ha fatto altro che acuire il timore di ulteriori invasioni da parte di Putin.

L’incertezza generale e la prospettiva dell’Italia
Per i motivi sopracitati, la presentazione del piano all’incontro informale dell’Ecofin ha portato gli Stati europei ad assumere posizione divergenti. Infatti, da una parte Stati come i Paesi baltici hanno risposto positivamente alla proposta, mentre in altri Stati il piano ha alimentato dubbi e incertezze. Il ministro delle finanze Giorgetti, che ha partecipato all’incontro con i suoi omologhi degli Stati membri, afferma che l’Italia non è disposta ad indebitarsi ulteriormente per investire nella difesa. L’obiettivo è quello di raggiungere il target del 2% del Pil nella difesa, senza però chiedere alla Commissione europea l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. L’Italia come Spagna e Francia, mirano a sospendere del tutto il Patto di Stabilità per avere maggior flessibilità fiscale. Per adesso, infatti, si preferisce attendere il vertice Nato che si terrà a giugno all’Aja, in quanto il summit prevede di aumentare i contributi per la difesa almeno al 3% del Pil. Relativamente a ciò il programma Safe (che accompagna il Med) prevede prestiti fino a 150 miliardi di euro, utile, come afferma il ministro Giorgetti, per Paesi con grande spazio fiscale come la Germania, ma meno funzionale per Paesi come l’Italia.

È chiaro che la proposta del “meccanismo” avrebbe dovuto fornire una soluzione comune, fruibile e immediata, che attivasse l’ingranaggio per far partire la costruzione di una difesa comune. Al contrario ha aumentato incertezza e scetticismo. In cerca di un maggior concretismo, di fronte ad un bivio storico cruciale, la difficoltà è insita, in primo luogo, nel coordinamento delle singole decisioni nazionali che gli Stati membri dovranno prendere. È evidente e talvolta necessario che gli Stati riflettono e agiscono in un’ottica nazionalista, ma per tentare di costituire una difesa comune, è indispensabile un’impostazione volta alla cooperazione. Dall’altra parte, per fare ciò è fondamentale proporre soluzioni flessibili e adatte alle esigenze di ogni Stato membro, in modo che si trovi nella condizione di poter realmente agire in un piano di collaborazione. Solo in questo modo si riuscirà, forse, a portare avanti una prospettiva comune volta alla sicurezza e alla difesa.

Viola Petrelli per Geopolitica.info

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