Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 14 aprile 2020

Quanto pesa lo shock Covid-19 sulle famiglie

Quali saranno gli effetti economici dello shock da coronavirus sulle famiglie con lavoratori autonomi? Spesso dispongono di risparmi per rispondere agli imprevisti. E dunque per superare la crisi potrebbero bastare prestiti ponte e mutui a lungo termine

di Luigi Guiso e Daniele Terlizzese

Il blocco produttivo disposto dal governo con il decreto del 23 marzo 2020 avrà un impatto economico rilevante su imprese e famiglie. Fabiano Schivardi ha analizzato quello per le imprese, noi ci concentriamo sulle famiglie: quanto è grande la perdita di reddito rispetto ai loro introiti? Come è distribuita? Quali famiglie sono più attrezzate a farvi fronte utilizzando i propri risparmi? Qual è la dimensione dell’aiuto finanziario che consentirebbe di assorbire meglio la perdita sofferta?
La quantificazione che faremo della dimensione dello shock non tiene conto di possibili effetti a cascata su altri settori produttivi, né di possibili rimbalzi della domanda una volta che il blocco sia rimosso. Quindi, molto probabilmente ne rappresenta una sottostima.
Nondimeno, crediamo che possa aiutare a calibrare le misure di sostegno che il governo ha messo e, ancor più, dovrà mettere in campo. La calibrazione, a sua volta, è importante per due ragioni: a) per indirizzare gli aiuti pubblici lì dove sono maggiormente necessari, in modo da gravare il meno possibile sul bilancio dello stato e contenendo così lo stock di debito che la crisi lascerà in eredità; b) per mitigare gli effetti recessivi dal lato della domanda. Le famiglie che subiscono cali di reddito elevati e difettano di risorse proprie hanno infatti una propensione al consumo più elevata.
Utilizzando l’Indagine della Banca d’Italia sui redditi e la ricchezza delle famiglie (quella del 2016, l’ultima disponibile), si può calcolare che le famiglie più direttamente colpite dalla chiusura dell’attività – quelle cioè in cui almeno uno dei percettori di reddito lavora in una delle branche di cui il governo ha disposto la chiusura – sono circa il 25 per cento del totale (includendo le disposizioni dei due decreti, 23 marzo e 11 marzo). Di queste, il 72 per cento ha solo redditi da lavoro dipendente, il 21 per cento solo da lavoro autonomo (in entrambi i casi, non necessariamente tutti nei settori bloccati).
Nel seguito, prendendo per buono l’impegno del governo a evitare licenziamenti e a sostenere il reddito, assumeremo che i lavoratori dipendenti siano completamente schermati dalla perdita. Si tratta di un’ipotesi estrema, fatta per concentrare l’analisi sul segmento di famiglie – quelle in cui almeno uno dei percettori è un lavoratore autonomo – che è verosimilmente più esposto allo shock derivante dal blocco produttivo (qui esaminiamo anche la perdita dei lavoratori dipendenti).

Autonomi davanti agli imprevisti
La figura 1 mostra la distribuzione della quota del reddito disponibile perso come conseguenza del blocco delle attività nei settori Nace che approssimano quelli coinvolti dal decreto del governo, nell’ipotesi che la sua durata sia di 30 giorni lavorativi (sarà il periodo ipotizzato anche nel seguito, molto vicino a quello implicito nella proroga al 15 aprile); consideriamo le sole famiglie in cui almeno uno dei percettori è un lavoratore autonomo nei settori esposti al blocco.
La perdita media è pari al 6,7 per cento del reddito disponibile, circa 2.435 euro; un quarto delle famiglie ha una perdita inferiore al 3,3 per cento del reddito e, sempre per un quarto, almeno uno dei percettori è un lavoratore dipendente (che per ipotesi non subisce alcuna perdita di reddito).

Continua la lettura su Lavoce.info

Nessun commento:

Posta un commento