Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 31 marzo 2020

La società iatrogena

La natura ha creato il virus ma è il sistema tecnologico che l’ha trasformato in un’epidemia. Così ci pone oggi il suo estremo ricatto: sacrificare la nuda vita oppure accelerare verso la distopia

di Raffaele Alberto Ventura

In questi tempi di epidemia non sarò certo il primo a citare la celebre scena della Spada nella roccia nella quale mago Merlino, per sconfiggere Maga Magò, si trasforma in un bacillo e la fa ammalare. L’ironia di quella scena sta nel fatto che i due avversari si trasformano in creature sempre più grandi; ma quando Merlino sembra ormai prossimo a essere sconfitto da un gigantesco drago, improvvisamente inverte la strategia: capisce che la massima minaccia viene dal mondo dell’infinitamente piccolo. Maga Magò, malgrado le sue potenti arti magiche, non può fare nulla contro una malattia che la contagia dall’interno. Un colpo di scena simile si trova nel finale nella Guerra dei mondi di H. G. Welles, quando i tripodi alieni che hanno invaso la Terra vengono sconfitti dai batteri presenti nell’atmosfera.

L’allegoria è fin troppo evidente osservando il modo in cui il microscopico SARS-CoV-2 ha paralizzato la mega-macchina capitalistica sospendendo la mobilità, rallentando i consumi e mettendo in crisi la produzione. Davide ha messo in ginocchio Golia, per citare un mito ancora più antico che secondo Arnold Toynbee descrive la logica immanente dei cicli storici. Il campione dei filistei era un omone grande e grosso interamente ricoperto da un’armatura — un «uomo aumentato», la cosa più vicina a un cyborg all’undicesimo secolo prima di Cristo — ma è bastata una manovra disruptive come il lancio di una pietra in faccia per stenderlo. L’errore fatale di Golia, sottolinea Toynbee, era di aspettarsi un avversario equipaggiato come lui e di dare per scontata una certa idea di come si sarebbe svolto il duello; il gigante aveva vinto con la sua lancia così tante battaglie che era giunto a considerarsi invincibile. Errore ricorrente in cui sono spesso incorse le grandi civiltà del passato prima di crollare – rimandiamo al quarto volume dello Study of History chi volesse ulteriori esempi.

Il coronavirus ha colpito in maniera quasi chirurgica i punti fragili della macchina del capitalismo, provocando quella che si annuncia come una recessione globale. Nei prossimi mesi ci aspettano fallimenti a catena, disoccupazione di massa e conseguenze geopolitiche imprevedibili. Eppure sarebbe un errore considerare questa epidemia come un fenomeno naturale: al contrario, essa è sociale fin dall’inizio. Un semplice microorganismo non sarebbe mai riuscito a fare quello che ha fatto senza sfruttare le infrastrutture che il sistema stesso ha messo a sua disposizione come trasporti, ospedali, istituzioni e mezzi di comunicazione.

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