L’Unione ha dimostrato, negli anni più recenti, una sorprendente capacità di auto-riformarsi. E l’indiscusso protagonista di questi cambiamenti è stato Mario Draghi
di Guglielmo Forges Davanzati
La nota di accompagnamento al documento di Economia e Finanza (la cosiddetta Nadef) è stata definita da alcuni commentatori “ecumenica”, dal momento che, nei limiti delle risorse disponibili e di quelle aggiuntive derivanti dalla maggiore ‘flessibilità’ sul deficit che verrà presumibilmente accordata dalla commissione europea, si propone di accontentare piccole imprese, partite Iva, lavoratori dipendenti, in mancanza – si osserva – di una visione strategica e di lungo periodo sul modello di sviluppo dell’economia italiana. L’intera manovra, in effetti, si basa sul tentativo di riportare l’economia italiana su un sentiero di crescita (previsto per un modesto 0,3%) attraverso il solo blocco delle clausole di salvaguardia, ovvero attraverso interventi finalizzati a impedire l’aumento dell’Iva.
Si tratta di una valutazione per certi aspetti ingenerosa: il Governo Conte 2 si trova a gestire un’eredità difficile, soprattutto nei rapporti con l’Europa, deteriorati dal lungo (e sostanzialmente fallimentare) braccio di ferro che il precedente Governo, a trazione leghista, ha intrapreso con le Istituzioni europee. Nessuno può avere dubbi in merito al fatto che, per come è stata disegnata, l’Unione monetaria europea è indifendibile: produce crescenti divergenze regionali – si pensi ai divari dei tassi di crescita fra Paesi periferici e Paesi centrali del continente – tassi di disoccupazione elevati e crescenti – soprattutto relativi alla disoccupazione giovanile – fallimenti di imprese, elevate diseguaglianze distributive.
Continua la lettura su Keynes blog
Nessun commento:
Posta un commento