di Giovanni Vecchio
Proteste e disuguaglianza urbana: cosa sta succedendo in Cile? È la seconda sera di coprifuoco, qui a Santiago del Cile. Il rumore di un nuovo cacerolazo – manifestazione di protesta al suono di pentole e tegami - si sente dalle finestre e dalla televisione, che teniamo accesa da venerdì e trasmette notizie in diretta ininterrottamente. Ogni giorno, il rumore si fa più intenso: partecipano sempre più persone, sfidano il divieto di uscire di casa e i militari nelle strade, protestano quartieri di diversa estrazione sociale. Le proteste continuano a coprifuoco iniziato, in tutta la metropoli. Proseguono nell’emblematica plaza Italia, nel mio quartiere di classe medio-bassa, in zone più ricche o più periferiche della città. È una protesta trattata, finora, come un problema di ordine pubblico, da controllare limitando le libertà personali. Ed è una protesta urbana, che nasce da un aumento delle tariffe del trasporto pubblico ma ha radici più profonde, nella disuguaglianza strutturale del paese. Come santiaguino d’adozione da oltre un anno, come urbanista e ricercatore che lavora con mobilità urbana e inclusione sociale, sento la necessità di raccontare cosa sta succedendo in questo paese tanto lontano dall’Italia e il dovere di spiegare qualcosa degli squilibri sociali che stanno generando tutto ciò.
I fatti: una protesta che va oltre un aumento delle tariffe
La protesta di Santiago nasce come reazione ad un aumento delle tariffe annunciato nel fine settimana, solo due giorni prima che entrasse in vigore. I primi a protestare sono stati gli studenti delle scuole superiori, che hanno iniziato un blocco sistematico delle stazioni della metropolitana. Nonostante la presenza di carabinieri in assetto antisommossa, gli studenti hanno preso di mira diverse stazioni alla volta, scavalcando i tornelli o sedendosi sul bordo dei marciapiedi. Venerdì le proteste si sono fatte più intense: il blocco graduale delle stazioni si è trasformato in una chiusura totale della rete metropolitana - orgoglio cittadino, trattandosi della rete più estesa di tutto il Sudamerica). La dichiarazione dello stato d’emergenza venerdì e il primo coprifuoco sabato sono stati gli elementi più evidenti di una pessima gestione politica della crisi, che ha solo peggiorato le cose.L’insufficiente risposta dello Stato ha generato ulteriore malcontento, dato che ha contemplato troppo tardi la possibilità di un passo indietro e si si è concentrato su atti di vandalismo isolati (incendio di autobus e saccheggi a supermercati) invece che sulle domande sociali dei manifestanti. Dichiarando di “essere d’accordo con tutto ciò che sia ragionevole economicamente”, finora le istituzioni hanno dimostrato di non riuscire ad intercettare il malcontento diffuso della cittadinanza. Un malcontento che è sempre più trasversale e unisce tanto le zone benestanti come i quartieri più poveri della città. Per questo, nonostante i militari mandati a pattugliare le strade, le manifestazioni sono proseguite con più forza, estendendosi a quasi tutto il paese. È una protesta trattata, finora, come un problema di ordine pubblico, da controllare limitando le libertà personali. Ed è una protesta urbana, che nasce da un aumento delle tariffe del trasporto pubblico ma ha radici più profonde, nella disuguaglianza strutturale del paese. Come santiaguino d’adozione da oltre un anno, come urbanista e ricercatore che lavora con mobilità urbana e inclusione sociale, sento la necessità di raccontare cosa sta succedendo in questo paese tanto lontano dall’Italia e il dovere di spiegare qualcosa degli squilibri sociali che stanno generando tutto ciò.
Proteste e disuguaglianza urbana: cosa sta succedendo in Cile? È la seconda sera di coprifuoco, qui a Santiago del Cile. Il rumore di un nuovo cacerolazo – manifestazione di protesta al suono di pentole e tegami - si sente dalle finestre e dalla televisione, che teniamo accesa da venerdì e trasmette notizie in diretta ininterrottamente. Ogni giorno, il rumore si fa più intenso: partecipano sempre più persone, sfidano il divieto di uscire di casa e i militari nelle strade, protestano quartieri di diversa estrazione sociale. Le proteste continuano a coprifuoco iniziato, in tutta la metropoli. Proseguono nell’emblematica plaza Italia, nel mio quartiere di classe medio-bassa, in zone più ricche o più periferiche della città. È una protesta trattata, finora, come un problema di ordine pubblico, da controllare limitando le libertà personali. Ed è una protesta urbana, che nasce da un aumento delle tariffe del trasporto pubblico ma ha radici più profonde, nella disuguaglianza strutturale del paese. Come santiaguino d’adozione da oltre un anno, come urbanista e ricercatore che lavora con mobilità urbana e inclusione sociale, sento la necessità di raccontare cosa sta succedendo in questo paese tanto lontano dall’Italia e il dovere di spiegare qualcosa degli squilibri sociali che stanno generando tutto ciò.
I fatti: una protesta che va oltre un aumento delle tariffe
La protesta di Santiago nasce come reazione ad un aumento delle tariffe annunciato nel fine settimana, solo due giorni prima che entrasse in vigore. I primi a protestare sono stati gli studenti delle scuole superiori, che hanno iniziato un blocco sistematico delle stazioni della metropolitana. Nonostante la presenza di carabinieri in assetto antisommossa, gli studenti hanno preso di mira diverse stazioni alla volta, scavalcando i tornelli o sedendosi sul bordo dei marciapiedi. Venerdì le proteste si sono fatte più intense: il blocco graduale delle stazioni si è trasformato in una chiusura totale della rete metropolitana - orgoglio cittadino, trattandosi della rete più estesa di tutto il Sudamerica). La dichiarazione dello stato d’emergenza venerdì e il primo coprifuoco sabato sono stati gli elementi più evidenti di una pessima gestione politica della crisi, che ha solo peggiorato le cose.L’insufficiente risposta dello Stato ha generato ulteriore malcontento, dato che ha contemplato troppo tardi la possibilità di un passo indietro e si si è concentrato su atti di vandalismo isolati (incendio di autobus e saccheggi a supermercati) invece che sulle domande sociali dei manifestanti. Dichiarando di “essere d’accordo con tutto ciò che sia ragionevole economicamente”, finora le istituzioni hanno dimostrato di non riuscire ad intercettare il malcontento diffuso della cittadinanza. Un malcontento che è sempre più trasversale e unisce tanto le zone benestanti come i quartieri più poveri della città. Per questo, nonostante i militari mandati a pattugliare le strade, le manifestazioni sono proseguite con più forza, estendendosi a quasi tutto il paese. È una protesta trattata, finora, come un problema di ordine pubblico, da controllare limitando le libertà personali. Ed è una protesta urbana, che nasce da un aumento delle tariffe del trasporto pubblico ma ha radici più profonde, nella disuguaglianza strutturale del paese. Come santiaguino d’adozione da oltre un anno, come urbanista e ricercatore che lavora con mobilità urbana e inclusione sociale, sento la necessità di raccontare cosa sta succedendo in questo paese tanto lontano dall’Italia e il dovere di spiegare qualcosa degli squilibri sociali che stanno generando tutto ciò.
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