di Mattia Salvia
Nei giorni dello scandalo Salvini-Russia, Repubblica ha dato la notizia di “relazioni” tra Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia direttamente coinvolto in questo Russiagate all’italiana, e “il rossobruno” Orazio Maria Gnerre. Savoini è stato intercettato mentre proponeva a Gnerre di fermarsi a cena con lui e con l’ideologo sovranista russo Aleksandr Dugin ai margini di una sua conferenza a Milano, organizzata proprio dall’associazione Lombardia-Russia.
Il nome di Gnerre – i cui contatti con Savoini vengono tirati fuori da Repubblica per evidenziare le frequentazioni equivoche di un uomo molto vicino a Salvini – ai più potrebbe non dire nulla. Si tratta però di un personaggio significativo: è uno dei primi e più rilevanti esponenti in Italia di quella corrente di pensiero comunemente detta rossobruna, che ritiene che le identità politiche del Novecento non abbiano più senso e che vorrebbe unire destra e sinistra in una lotta contro le società liberali. La sua traiettoria ideologica e politica aiuta a inquadrare il modo in cui certi ambienti, un tempo marginali, lavorano ai fianchi per entrare nel mainstream (sempre più spesso riuscendoci).
Orazio Maria Gnerre è nato nel 1993 e ha studiato Scienze politiche all’università Cattolica di Milano. Ho avuto modo di incrociarlo proprio in questo periodo, durante i miei anni universitari, e me lo ricordo estremamente elegante e ordinato: giacca, camicia, cravatta, capelli con la riga di lato. Nel 2017 ci ho avuto a che fare di nuovo, per un lungo articolo sulla galassia rossobruna in Italia, e mi sono fatto raccontare com’è avvenuta la formazione del suo pensiero politico. Mi ha spiegato di esser stato molto precoce e di aver cominciato a interessarsi alla politica a 12 anni, “e questo anche grazie a un retroterra familiare che potremmo definire ‘conservatore’”.
Potremmo definirlo così, sì: il padre di Orazio è Corrado Gnerre, professore (insegna Antropologia filosofica all’università europea di Roma, Storia della religioni e Storia della filosofia all’Istituto superiore di scienze religiose di Benevento), collaboratore di diverse testate di ispirazione religiosa (Radici Cristiane, Il Settimanale di Padre Pio, Civiltà Cristiana), autore di diversi libri su temi religiosi, firmatario della lettera contro Papa Francesco ed esponente del movimento ProVita.
Da ragazzino Gnerre leggeva De Benoist e i testi della nouvelle droite ma anche Fidel Castro e Che Guevara. Più avanti ha cercato di mettere insieme nella pratica tali diverse suggestioni fondando Millennivm-Pce – un’organizzazione che, almeno nel nome, aveva l’ambizione di diventare il Partito comunitarista europeo. Millennivm, in realtà, è nato come un circolo culturale “con il quale iniziammo anni or sono a rapportarci in maniera innovativa a tutta una serie di temi che oggi sono di pubblico dominio nella discussione politica”, spiegava in un’intervista, stimolando l’interesse e i contatti con gruppi e identità politiche varie ed eventuali.
In generale, secondo Gnerre, “Millennivm è stato un esperimento culturale prolifico, benché spesso frainteso, che ha gettato le basi innanzitutto teoriche di un confronto innovativo e ha creato sottotraccia un nuovo linguaggio”. Un esempio di questo è stata la visita di Gnerre in Donbass durante la guerra civile, da lui definita “una vittoria mediatica”. Era il giugno 2014: Gnerre e un suo amico, il militante di estrema sinistra Luca Pintaudi, andavano a Donetsk, nell’est dell’Ucraina controllato dai ribelli filorussi, e venivano ricevuti da Pavel Gubarev, autoproclamato governatore della Repubblica popolare di Donetsk. Di quell’incontro ci sono molte foto, con i tre in posa di fronte a una bandiera della Novorossiya o con in mano un tricolore con la stella rossa al centro.
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