Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 11 giugno 2019

L’Europa malata e le riforme necessarie

La Commissione Europea continua a sostenere che gli oneri del riequilibrio macroeconomico debbano ricadere sui Mezzogiorni, che dovrebbero continuare a implementare le cosiddette “riforme strutturali” comprimendo salari, diritti e costi di produzione. Ma pensare che gli oneri del riequilibrio debbano ricadere sui Paesi più deboli significa – come è stato sottolineato dal “monito degli economisti” pubblicato nel 2013 sul Financial Times – cadere in un grave errore già commesso in passato. Per scongiurare questo esito occorrerebbe andare avanti nel percorso di unificazione europea, passando a una fase ben più impegnativa, che è quella dell’unione politica e delle politiche fiscali. Serve insomma più Europa per realizzare il sogno dell’unità tra i popoli

di Riccardo Realfonzo

L’Eurozona cresce poco, registra elevata disoccupazione e soprattutto al suo interno si accentuano sempre più gli squilibri macroeconomici. Pensare che le colpe siano da addebitare alla moneta unica è una spiegazione tanto semplice quanto errata. Gran parte dei problemi è infatti imputabile alle regole delle politiche monetarie e fiscali. Se non cambiano queste regole l’esperienza della moneta unica cesserà. Per evitare queste esito disastroso occorre proseguire nel percorso di unificazione europea, passando alla fase dell’unione politica e fiscale.
«L’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica è irraggiungibile senza un’unione politica; e quest’ultima presuppone integrazione delle politiche fiscali e non già armonizzazione delle politiche fiscali». Nicholas Kaldor, 1971

Bassa crescita, elevata disoccupazione, squilibri crescenti tra centri e periferie
L’Europa così com’è non funziona. Per quanto la Commissione Europea si affanni a sostenere l’assetto attuale delle istituzioni e delle regole europee, vi sono moltissime buone ragioni per criticare il palinsesto macroeconomico disegnato a partire dal Trattato di Maastricht. Il punto è che l’Unione Monetaria Europea, cui oggi aderiscono diciannove Paesi, tende a crescere poco, registrando elevati valori della disoccupazione, e soprattutto al suo interno si accentuano sempre più gli squilibri macroeconomici. La crisi scoppiata nel corso del 2008 ha messo ancora più in evidenza, rispetto a quanto già osservato negli anni precedenti, l’assenza di adeguate politiche anticicliche e la tendenza all’inasprimento dei processi di divergenza tra i Paesi. Per queste ragioni, i costi dell’adesione all’eurozona per molti Stati membri sono diventati sempre più elevati.

Per verificare quanto appena osservato, iniziamo col prendere in esame il coefficiente di variazione del tasso di crescita del Pil pro capite, che misura la disomogeneità nei tassi di crescita tra i Paesi dell’eurozona. Tanto maggiore è il coefficiente tanto più disomogenea è la crescita nell’area euro.

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