di Laura Traldi
Luciano Floridi non è mai stato tenero con l’high tech. Nel ’95, quando il web come lo conosciamo oggi non esisteva ancora e lui era un dottorando in filosofia, scriveva cose così. «Nessuno controlla il sistema in modo globale, e la struttura stessa di internet garantisce che nessuno potrà controllarla in futuro». O «Internet promuove la crescita della conoscenza creando al contempo forme di ignoranza senza precedenti».
«Non mi ascoltava nessuno», ride Luciano Floridi, oggi, dall’alto del suo Cv. Dirige il Digital Ethics Lab dell’Università di Oxford, è presidente del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute, fa da advisor ai big del tech, a governi e Unione Europea. Eppure è proprio in virtù di quegli esordi così critici (che l’hanno portato a occuparsi per più di 25 anni di etica della rete) che oggi Luciano Floridi è «tutto sommato speranzoso sul futuro».
E anche ottimista, al contrario di un altro grande pensatore della rete Evgeny Morozov (su di lui leggi qui) sul ruolo dell’Europa sul tema dell’Intelligenza Artificiale.