Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 7 maggio 2019

Perché gli industriali non ne vogliono sapere di guarire dall'exportismo

Nonostante gli enormi avanzi commerciali degli ultimi anni, ai primi segnali di rallentamento delle esportazioni i giornaloni e gli istituti di ricerca vicini alla lobby dell'export fanno partire i soliti allarmi sul costo del lavoro. Gli industriali tedeschi di fatto non ne vogliono sapere di collaborare con i paesi del sud e di far guarire la prima economia europea dalla grave patologia che la affligge, l'esportismo. Ne parla Die Welt su dati IW

di Daniel Eckert

Costosi ma buoni e affidabili, questa almeno è la reputazione che i prodotti dell'industria tedesca hanno all'estero. I dati sull'export tedesco riempiono di orgoglio e mostrano che i prodotti Made in Germany sono richiesti in tutto il mondo. Recentemente le esportazioni tedesche, tuttavia, sembrano essersi fermate. Ciò è dovuto anche al fatto che i nuovi dazi e le minacce di protezionismo stanno frenando il commercio internazionale.

Ma una parte dei problemi sembra essere fatta in casa. La Repubblica federale con i suoi costi elevati si trova nella parte piu' alta della scala dei prezzi e a soffrire per l'indebolimento dell'economia globale non ci sono solo i beni industriali sulla cui produzione la Germania si è specializzata.

Spesso la Germania deve sentirsi ripetere la solita critica: i tedeschi avrebbero ottenuto i loro successi nell'export grazie a un'eccessiva moderazione salariale. I dati dell'Institut der Deutschen Wirtschaft (IW) tuttavia mostrano che per quanto riguarda la produzione di beni industriali la Repubblica federale non può essere considerata un paese a basso costo del lavoro.

Gli economisti dell'istituto di ricerca (vicino ai datori di lavoro) hanno calcolato il livello raggiunto dal costo del lavoro tedesco rispetto agli standard internazionali. La risposta è: la Germania è un paese di produzione costoso e l'accusa di dumping o di una iniqua moderazione salariale non può essere confermata dai fatti. "In Germania non si può in alcun modo parlare di una schiacciante compressione salariale", afferma Christoph Schröder, economista presso l'IW di Colonia.





L'analisi dell'istituto è a disposizione di WELT e mostra ad esempio che le aziende francesi, in termini di costo del lavoro per unità di prodotto, possono produrre a prezzi molti simili a quelli tedeschi. In Belgio, Austria, Spagna o Paesi Bassi i costi sono ancora più bassi. Le loro attività dal punto di vista dei prezzi si trovano quindi in una situazione competitiva migliore rispetto a quelle del nostro paese.

Le esportazioni tedesche stanno perdendo slancio
Recentemente le esportazioni in quanto motore di crescita dell'economia tedesca hanno perso slancio. A novembre, secondo gli ultimi dati disponibili, le esportazioni tedesche sono addirittura diminuite rispetto al mese precedente. "Il motore della crescita sta balbettando", ha detto Carsten Brzeski, economista capo di ING in Germania, il modello di business orientato all'export "Made in Germany" inizia a vacillare.

Ma non bisogna necessariamente arrivare al peggio; in passato, il settore delle esportazioni tedesche si è dimostrato estremamente resistente rispetto alle tensioni globali. "La combinazione unica fra specializzazione di prodotto e diversificazione geografica ha contribuito a compensare la debolezza e i problemi dei singoli partner commerciali", spiega Brzeski. Le cose però ora potrebbero cambiare.

Solo un crollo dell'economia mondiale simile a quanto accaduto nel 2008-09 potrebbe far affondare le esportazioni tedesche, ricorda Brzeski. Anche se la situazione attuale nel complesso è ancora molto diversa rispetto a quella della crisi finanziaria, nel settore delle esportazioni è tuttavia possibile fare alcuni parallelismi: problemi sui mercati emergenti, le tensioni tra Washington e Pechino, il protezionismo americano, un possibile rallentamento dell'economia cinese e il rischio di una hard Brexit.

"Sembra che in questo momento nel commercio mondiale ci siano piu' crisi di quante l'industria dell'export tedesca ne possa affrontare. Anche l'euro debole ha fatto poco per la crescita dell'export tedesco", dice l'economista.

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