Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 9 aprile 2019

Perché è inutile discutere di Ius soli

La distinzione tra ius soli e ius sanguinisè largamente superata dai fatti. Il tema è riemerso dopo il drammatico episodio che ha coinvolto un autobus di studenti, in Italia, sequestrato da un autista che minacciava di ucciderli. Lo ius soli puro presenta numerose falle, oggi resta in vigore in pochissimi Paesi. I motivi per i quali la controversia è ormai svuotata di ogni concretezza

di Luca Lovisolo

È riemersa la discussione sulla concessione della cittadinanza a stranieri immigrati, dopo il drammatico episodio che ha coinvolto un autobus che trasportava studenti, in Italia, sequestrato da un autista uscito di senno e con precedenti penali poco rassicuranti. Due giovani, in quello scenario, hanno agito in modo particolarmente coraggioso, contribuendo a salvare le vite dei loro compagni. Poiché i due ragazzi hanno retroterra migratorio, si è posta la questione del conferimento della cittadinanza a persone che compiono atti di particolare valore civile. Il dibattito si è inevitabilmente esteso alla questione del cosiddetto ius soli.

In Europa e in molte altre regioni del mondo la distinzione tra ius soli e ius sanguinis (ai quali si aggiunge talvolta lo ius culturae) è largamente superata dai fatti. Serve ormai a poco più che ad alimentare un dibattito sociale bisognoso di facili slogan. Lo ius soli puro, cioè il conferimento automatico della cittadinanza a ogni bambino che nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori, è ormai applicato solo da un manipolo di Paesi extraeuropei.
Anche la Francia, che viene spesso citata a torto come Paese applicante lo ius soli, ha mitigato questo istituto, che si presta a troppi abusi.

Quasi tutti gli Stati che in un tempo non lontano conferivano ipso facto la cittadinanza ai neonati sul loro territorio la condizionano oggi alla presenza di almeno un genitore ivi legalmente residente, o ad altri presupposti analoghi. Lo scopo è prevenire i «viaggi di naturalizzazione» con i quali molti genitori, interessati a far ottenere al nascituro la cittadinanza di un certo Stato, vi si recavano a bella posta poco prima del parto. L’aumentata facilità degli spostamenti internazionali e le ragioni non sempre trasparenti che spingevano a queste condotte hanno imposto ovunque un giro di vite.
Per questo insieme di motivi, oggi è molto difficile tracciare un confine netto tra le diverse tipologie di normativa per l’ottenimento della cittadinanza. Il tema si presta però al dibattito sempre caldo sulla migrazione, che ha bisogno di schematizzazioni per polarizzare l’opinione pubblica.

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