Anno IX - Numero 14
Quando non si vuole fare i conti con le proprie cose si dovrà alla fine farli con i propri fantasmi.
Soren Kierkegaard

martedì 5 febbraio 2019

Human Rights Watch 2019: la situazione dei diritti umani nel mondo

In molti Paesi al mondo i governi violano i diritti umani e minano la democrazia, ma al contempo crescono le opposizioni a questo tipo di politiche. Lo sostiene il rapporto 2019 sui diritti umani della Ong Human Rights Watch (HRW), presentato giovedì a Berlino

di Alessio Fratticcioli

HRW pubblica le sue relazioni annuali dal 1989, di solito concentrandosi sulle dittature. L’edizione di quest’anno pone invece l’accento sulle pratiche di molti governi nominalmente democratici che cercano costantemente capri espiatori e demonizzano le minoranze vulnerabili allo scopo di guadagnare facili consensi nell’opinione pubblica.

Oltre alla crescente discriminazione delle minoranze, questi regimi hanno come tratto caratterizzante l’ostilità e gli attacchi contro i media che non li incensano, i partiti e i gruppi sociali all’opposizione, la magistratura indipendente ed altre istituzioni dello Stato che non hanno ancora infiltrato, o che hanno infiltrato solo in parte. In poche parole, questi governi sono allergici ai controlli sul potere dell’esecutivo, e così facendo minano il bilanciamento dei poteri necessario per l’esistenza stessa dello Stato di diritto.

Ma «il costo umano può essere enorme», sostengono gli autori del rapporto. Lo dimostrano ad esempio la “guerra alla droga” delle Filippine di Rodrigo Duterte, dove sono state uccise 4.948 persone in poco più di due anni, e la crisi umanitaria nel Venezuela di Nicolás Maduro, dove non rimane nessuna istituzione governativa indipendente per controllare l’esecutivo:


«Il governo ha represso il dissenso attraverso violente azioni repressive contro le proteste di piazza, gli oppositori sono stati incarcerati e i civili perseguiti davanti ai tribunali militari. La grave penuria di medicinali, forniture mediche e cibo lasciano molti venezuelani incapaci di nutrire adeguatamente le loro famiglie o di accedere all’assistenza sanitaria essenziale. L’esodo massivo di venezuelani in fuga dalla repressione rappresenta la più grande crisi migratoria di questo tipo nella recente storia latinoamericana».

In Cina la situazione di minoranze e dissidenti è grave. Sotto il presidente Xi Jinping si registra una «crescente repressione», in particolare contro la popolazione musulmana della regione autonoma uigura dello Xinjiang. «Il livello di repressione è aumentato drammaticamente da quando il segretario del Partito Comunista in Tibet, Chen Quanguo, è stato trasferito alla guida dello Xinjiang alla fine del 2016», si legge nel rapporto.

Nel frattempo in Brasile alle elezioni di ottobre 2018 è stato eletto da Jair Bolsonaro, nonostante abbia fatto dichiarazioni razziste, omofobiche, misogine e contro i popoli indigeni. E nonostante si sia dichiarato favorevole alla tortura e ad altre pratiche violente che violano i diritti umani.

In Siria «le forze governative hanno usato una combinazione di tattiche illegali, incluse le armi proibite e le restrizioni agli aiuti umanitari, per costringere le forze antigovernative ad arrendersi», scrive HRW.

In Yemen continuano i bombardamenti su aree popolate da civili e 14 milioni di persone rischiano di morire di fame.

In Birmania le condizioni restano disastrose per circa mezzo milione di persone di etnia Rohingya nello Stato di Rakhine. Nel solo 2018, tra gennaio e novembre, più di 14.500 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh per sfuggire alle persecuzioni e alle violenze in corso nel loro Paese. I rifugiati arrivati in Bangladesh hanno anche riferito di violenza sessuale e rapimenti di donne e ragazze.

In Russia «il governo ha aumentato il giro di vite contro l’opposizione politica e altri critici prima e dopo le elezioni presidenziali che Vladimir Putin ha vinto, in mancanza di una vera concorrenza. Le autorità hanno continuato a soffocare le voci critiche, in particolare online, attraverso azioni penali per accuse di estremismo». Mosca ha anche stretto il controllo sulla libertà di espressione, di assemblea e di parola, mirando a mettere a tacere i critici e dissidenti, sia online che offline. Nel frattempo in Cecenia le autorità stanno portando avanti un giro di vite contro gli attivisti dei diritti umani, ricorrendo a tattiche come la fabbricazione di casi criminali, attacchi alla proprietà e minacce di ritorsioni contro membri della famiglia. Con la tacita benedizione di Mosca, gli agenti della sicurezza locale rapiscono e torturano coloro che sono ritenuti indesiderabili, compresi gli uomini gay o bisessuali, i sospetti jihadisti, i presunti consumatori di droga e i critici del governo.

Notizie negative anche dagli Stati Uniti, che «hanno continuato a retrocedere sui diritti umani in patria e all’estero nel secondo anno dell’amministrazione del presidente Donald Trump». Lo hanno fatto in patria, spiega HRW, varando leggi, implementando regolamenti e attuando politiche che violano o minano i diritti umani, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei migranti. E all’estero, minando «le istituzioni multilaterali e gli organi giudiziari internazionali che cercano di processare le persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani».

Diritti umani in Italia
In Italia «a marzo, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani deplorava il razzismo e la xenofobia che hanno caratterizzato la campagna elettorale», si legge nel rapporto. Poi, con il nuovo Governo presieduto da Giuseppe Conte, l’Italia ha iniziato sistematicamente a consegnare il coordinamento dei salvataggi nel Mediterraneo alla guardia costiera libica, nonostante le preoccupazioni sulla loro capacità e sul destino degli individui che vengono rispediti in Libia. Il report non dimentica di citare le accuse contro Domenico Lucano, il sindaco di Riace, «in quello che è stato ampiamente considerato un progetto di integrazione modello per richiedenti asilo e rifugiati».

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