Anno III - Numero 24
Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale è un relitto.
Carlo Maria Cipolla

martedì 9 gennaio 2018

Sacchetti biodegradabili: ecco la verità

Il governo italiano ha adottato la direttiva europea per non essere multata, dopo l'apertura dell'infrazione nel gennaio scorso. Bisogna però specificare che l'atto normativo europea del 2015 non obbligava gli Stati membri ad adottare una precisa soluzione per la riduzione dell'utilizzo dei sacchetti di plastica ma lasciava libertà di scelta ai singoli paesi tra le varie opzioni presentate

di Andrea Zitelli 

Cosa dice la direttiva europea
Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo.


Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi:
a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”.
b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure.

Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi.

La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia
A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”.

Il recepimento della direttiva europea da parte dell’Italia
L’Italia recepisce questa direttiva europea tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Nel farlo, si modifica il decreto legislativo n.152 del 2006 che tratta di norme in materia ambientale.
Le misure del decreto di questa estate puntano a favorire una riduzione dell’utilizzo di borse di plastica e a informare del loro impatto sull’ambiente tramite campagne di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei consumatori.
L’articolo 226-bis, “fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili”, al comma 1 vieta la commercializzazione di quelle di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge, mentre al comma 2 stabilisce che non possono essere distribuite a titolo gratuito: “a tal fine il prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino”.

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