Anno III - Numero 31
La lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio.
Milan Kundera

martedì 19 dicembre 2017

Più cultura economica, perché l’ignoranza si paga

I cittadini devono essere messi in grado di prendere decisioni economiche consapevoli. E servono tutele passive, con prodotti finanziari semplici e operatori di comprovata correttezza. Ma anche attive, che promuovano lo studio della cultura economica

di Emiliano Mandrone

L’Ocse definisce l’educazione economica come “l’essere in grado di prendere consapevolmente le scelte economiche della propria vita”. Negli ultimi tempi, sono molte le iniziative di alfabetizzazione finanziaria promosse da istituzioni economiche e finanziarie, tuttavia sarebbe più rassicurante che la scuola, un ambiente più neutrale e aperto al confronto, fornisse l’abbecedario a tutti, sgombrando il campo da possibili conflitti d’interessi.
L’educazione economica non va infatti confusa con un comportamento standard, inteso come un compendio per il bravo consumatore, anzi implica capacità critica, in tanti campi, non solo quelli finanziari.

Per comprendere quale sia la situazione nel nostro paese, nell’Indagine Plus sono stati introdotti due quesiti (figura 1) sulla conoscenza della nozione di tasso di interesse (61 per cento di risposte esatte) e di inflazione (58 per cento). La economic literacy (El) degli italiani è data dalla quota di persone che rispondono correttamente a entrambi i quesiti: circa il 40 per cento. Nel mio articolo il Ruolo sociale dell’educazione economica emerge come l’El sia superiore per gli uomini, per chi ha istruzione e reddito più alti, per chi ha competenze linguistiche e informatiche; è più varia, invece, la relazione con l’età e l’istruzione media (positiva se di tipo scientifico).

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