Anno III - Numero 24
Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale è un relitto.
Carlo Maria Cipolla

martedì 21 febbraio 2017

La legge contro le fake news: un misto di ignoranza e voglia di censura

Bisogna ringraziare la senatrice Adele Gambaro (di ALA-SCCLP) e i 27 co-firmatari del disegno di legge, presentato in conferenza stampa al Senato il 15 febbraio (non ancora assegnato a nessuna commissione), per combattere le “fake news” - meglio, “prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Il testo, pur se in bozza (o forse proprio per quello), è infatti il miglior dizionario attualmente disponibile per comprendere come un certo establishment politico (e giornalistico) concepisca Internet e la sua regolamentazione: come lo fraintenda, demonizzi, e cerchi di irregimentare così che diventi un innocuo strumento di trasmissione del consenso, invece che un libero canale di espressione del dissenso.

di Fabio Chiusi

Una vera e propria summa ideologica che va ben oltre la sola questione delle bufale online che tanta (immeritata) attenzione ha suscitato da quando il mondo liberal statunitense ha diffuso la “fake news” per cui sarebbe stata la disinformazione online a far vincere Donald Trump. Nella proposta di legge, sostenuta da rappresentanti di quasi tutto l’arco parlamentare, si sommano infatti questioni arcinote a chi si occupa di libertà di espressione su Internet nel nostro Paese: la volontà di introdurre un severissimo obbligo di rettifica per i blog, come almeno dal 2009 a questa parte; una parodia del diritto all’oblio, confuso – al solito – con la disciplina della diffamazione; il contrasto esplicito dell’anonimato, altro cavallo di battaglia dei giustizieri della “ggente” online, Gabriella Carlucci ieri ed Enrico Mentana oggi; e, naturalmente, la legge invocata a gran voce, da Giovanni Pitruzzella al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, passando per l'indefessa Laura Boldrini, presidente della Camera, a difesa dei cittadini contro la propaganda, le bugie e l’odio in rete.
Una sorta di legge omnibus contro il “lato oscuro” di Internet, insomma, che dovrebbe magicamente mutare la vita online in una versione fatata della vita e basta, senza violenza verbale, senza illazioni, senza dicerie, senza odio reciproco. Un enorme, infinito varietà televisivo in stile sanremese in cui tutti sorridono, i buoni sentimenti diventano la nuova moneta della viralità e il conformismo assume le sembianze di un dolce, lieve, cullarsi nella visione del mondo e nei modi di esprimerla, decisa dal governo in carica.

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