Anno III - Numero 48
Chi non dubita, non grida.
Nicolás Gómez Dávila

martedì 13 dicembre 2016

Conti pubblici: la pesantissima eredità lasciata dal governo Renzi

Non solo l'immobilismo sul fronte della crisi delle banche italiane (di cui ho detto QUI), ampiamente sottovalutata dal governo Renzi, e gli scarsissimi risultati sul fronte della crescita economica, nonostante condizioni esterne irripetibili; ma anche conti pubblici fortemente deteriorati in un ambiente connotato da scarse speranze sul fronte della crescita.

di Paolo Cardenà

Cosa lascerà la befana del presidente Renzi? L'Iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nel 2019. Le mance elettorali contenute nella manovra sono state inutili considerata la vittoria del No al referendum costituzionale. Eppure le mance rimangono. Nel contempo rimangono due cose: l'azzeramento del deficit strutturale di bilancio nel 2019 e il rinvio dell'aumento dell'Iva.
Che significa? Che il futuro presidente del Consiglio (Renzi stesso, Padoan, Grasso o Franceschini) dovrà trovare 19 miliardi nella prossima manovra per il 2018 e 23 miliardi nella manovra per il 2019. Altrimenti scatteranno le clausole di salvaguardia. Dove troverà quei soldi? Facendo tagli oppure mettendo nuove tasse: infatti non potremo più rinviare l'aumento dell'Iva emettendo altro debito perché dobbiamo ridurre fino ad azzerarlo nel 2019 il deficit strutturale di bilancio. Vediamo come si è arrivati a questa situazione attraverso tre spunti.
1) Legge di bilancio disattende impegno di maggio di Padoan con Moscovici e Dombrovskis: deficit 2017 sale da 1,8 a 2,3%

Il 16 maggio 2016, in una lettera ufficiale, i Commissari europei Dombrovskis e Moscovici hanno concesso un deficit per il 2016 al 2,3%, solo a condizione che il Ministro Padoan si impegnasse per iscritto all'obiettivo di un rapporto Deficit/PIL per il 2017 pari all'1,8%. E Padoan, il 17 maggio, ha dovuto inviare una lettera di rispostanella quale confermava tale impegno.
A maggio Bruxelles non ha aperto la procedura di infrazione solo grazie a tale impegno. Oggi il governo Renzi, con la Legge di Bilancio approvata ieri al Senato, non ottempera a tale impegno, chiede una flessibilità dello 0,5% e porta il deficit strutturale di bilancio per il 2017 al 2,3%. Il 21 maggio su la7 obiettai all'On. Roberto Gualtieri che l'impegno del Ministro Padoan ad abbassare il deficit all'1,8% per il 2017 non sarebbe stato adempibile.
E, come previsto, l'impegno in Legge di Bilancio non è stato adempiuto. Vediamo l'annullamento delle clausole di salvaguardia nell'analisi dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) effettuata nel documento Rapporto sulla politica di bilancio 2017.

2) Servono 19 miliardi per evitare Iva al 25% nel 2018. E 23 miliardi per evitare Iva al 25,9% nel 2019
Come evidenziato in tabella 1, per il 2017, l'annullamento delle clausole di salvaguardia è l'intervento più importante nella Legge di Bilancio: esso vale lo 0,9 per cento del PIL, 15,3 miliardi: 6,95 miliardi servono per evitare che l'Iva agevolata passi dal 10 al 13%, 8,1 miliardi servono per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 24%, 220 milioni per evitare l'incremento delle accise.
L'anno prossimo, nella manovra per il 2018, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia ci costerà 19,5 miliardi: sempre 6,9 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva agevolata dal 10 al 13%, e 12,2 miliardi per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 25%. Non è finita qui. Nella manovra del 2018 per il 2019 la sterilizzazione ci costerà 23,2 miliardi. Non solo 6,9 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva agevolata dal 10 al 13%, non solo 12,2 miliardi per evitare che l'Iva ordinaria passi dal 22 al 25%: questi sono i costi per sterilizzare le clausole precedenti. Si aggiungeranno nuove clausole: nel 2018 serviranno altri 3,6 miliardi per evitare che l'Iva arrivi dal 25 al 25,9%.
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