Anno III - Numero 44
Un diplomatico è una persona che riflette due volte prima di non dire nulla.
Frédéric Sawyer

martedì 20 febbraio 2018

Una ripresa senza credito. In Spagna

In Italia, dall’inizio della ripresa, le statistiche mostrano una crescita degli aggregati creditizi molto debole, che sfiora lo zero. Molto si è detto è scritto su questa mancata espansione del credito, e sulle sue determinanti, tra le quali vi è certamente la riduzione dello stock di sofferenze. Ma è interessante sapere che una tendenza analoga è in atto anche in un paese che da tre anni mostra un tasso di crescita nominale e reale ben più elevato del nostro

di Mario Seminerio

Secondo i dati della banca centrale spagnola, infatti, il credito al settore privato dell’economia è cresciuto in dicembre dello 0,2% sull’anno precedente, il primo segno positivo dopo sette mesi di contrazioni tendenziali. In dettaglio, il credito alle imprese non finanziarie è cresciuto a dicembre dello 0,9%, mentre quello alle famiglie è in calo tendenziale dello 0,8%. In questo secondo caso, si osserva la forte divaricazione della dinamica creditizia tra prestiti legati all’abitazione, in calo del 2,7% tendenziale, e quelli diversi da essa, in aumento del 5,6%. Servirebbe capire se questa seconda categoria è legata ai prestiti personali.

Come che sia, il punto da evidenziare è che la crescita del credito resta nettamente inferiore al tasso di crescita del Pil nominale, e ciò induce la riduzione del rapporto di indebitamento, o deleveraging. Che infatti, per il settore privato non finanziario, nel 2017 era al 138,8% del Pil, ai minimi dal 2004 ed in calo dal picco storico di dicembre 2010, quando fece segnare 210,5% del Pil. Il credito alle imprese è al 77,6% del Pil, contro il 124,9% del 2008; quello alle famiglie è al 61,2% del Pil, contro il picco di 83,5% del Pil, a fine 2009.

La sintesi è che l’economia spagnola pare non mostrare segni di sofferenza dall’azione di deleveraging in atto da anni, visto che la ripresa è alimentata anche da una crescita robusta degli investimenti. Osservando l’economia spagnola attraverso un semplice modello di saldi finanziari settoriali, abbiamo quindi che il risparmio negativo del settore pubblico è in calo, nel senso che il deficit si sta riducendo (contrariamente a quanto pensano alcuni gonzi politici italiani), ed anche il settore privato sta generando risparmio netto positivo, conseguenza del deleveraging.

La domanda sorge spontanea: come mai la Spagna cresce, pur in presenza di un aumento del tasso di risparmio domestico, quindi? Perché questo risparmio è compensato da un miglioramento della posizione estera, col saldo delle partite correnti su Pil che è positivo dal 2013 ed oggi oscilla poco sopra il 2% del Pil. Un circolo virtuoso guidato dall’export, sia tramite turismo che manifattura, che si è trasmesso alla domanda interna, dopo il miglioramento del mercato del lavoro e la ripresa degli investimenti, e che permette di sostenere la riduzione dell’indebitamento, spiegando l’apparente contraddizione di un’economia in crescita pur senza spinta del credito.

Mario Seminerio per Phastidio.net
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