Anno III - Numero 26
Riflettere è considerevolmente laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare.
José Ortega y Gasset

martedì 2 gennaio 2018

Bonus poveri, la generosità prima del voto

L'unica proposta sin qui recentemente avanzata in Italia di imposta negativa è quella dell'Istituto Bruno Leoni

di Oscar Giannino

Nel suo decalogo del buon politico, don Luigi Sturzo indicava un primo punto netto e chiaro come tutti i restanti, e recitava così: «è prima regola dell'attività politica essere sincero e onesto, prometti poco e realizza quel che hai promesso». Ovviamente, spiega da solo perché Sturzo rimase un profeta inascoltato, nella politica italiana, a cominciare dal suo stesso campo, quello dei cristiani impegnati in politica nella Dc. I politici generalmente preferiscono un' altra via, su cui iniziò a investigare Gustav Le Bon ancor prima che nascessero le democrazie di massa: la psicologia delle folle. Una psicologia che si affida assai più alla parte evoluzionisticamente più antica del nostro sistema neurale, quella che presiede a emozioni e istinti, piuttosto che alla corteccia cerebrale in cui avvengono i processi di elaborazione razionale.


Per secoli si è creduto che fosse pura demagogia moralmente riprovevole, promettere a vuoto. Oggi, vieppiù di fronte alla molteplicità infinita dei dati interpretabili della complessità e alla reazione in tempo reale che fissa sui social le impressioni collettive, stiamo imparando che le promesse a effetto "pescano" da un vissuto identitario profondo molto potente, perché prerazionale. Non significa affatto che la democrazia sia condannata a decidere in base a mere pulsioni emotive, più forti ancora quando crisi economiche o fenomeni migratori accrescono paure e avversioni. Significa solo che, per battere piattaforme fortemente emotive basate su ipersemplific azioni di slogan e povere di numeri e sostenibilità reale, occorrono controproposte altrettanto emotive, ma basate "anche" su dati ed evidenze di quel che si dice.

Da 23 anni a questa parte, Silvio Berlusconi è il campione indiscusso dell'empatia di massa attraverso proposte a effetto. I numeri diventano trascurabili dettagli tecnici, quel che conta è parlare al cuore. Anche nell'ormai da tempo avviata campagna elettorale sarà così, e anche gli avversari tendono a usare armi analoghe.

Ieri ne abbiamo avuto un esempio. Berlusconi parte da un dato reale che centra in maniera drammatica uno dei più clamorosi gap italiani, trascurati dalle politiche economiche negli ultimi anni: i quasi 4,8 milioni di italiani in povertà assoluta. E su questa base reale lancia due parole d'ordine d'immediata comprensione, per chiunque. Raddoppiare le pensioni minime a mille euro. E un "reddito di dignità" fissato per ogni italiano in mille euro al mese, con lo Stato chiamato a integrarlo per ciascuno con un trasferimento monetario pari alla differenza tra il reddito goduto e appunto mille euro mensili. Berlusconi promette poi molte altre cose. Decontribuzioni totali per assumere giovani, alti sgravi per chi adotta animali domestici, o per le cure dentarie agli anziani. Ma, per capire come funziona l'universo della comunicazione del Cavaliere, fermiamoci al raddoppio delle pensioni sociali e al reddito di dignità.

In Italia per l'integrazione a carico del bilancio dello Stato - cioè del contribuente - delle pensioni minime, attualmente ferme a poco più di 500 euro-mese, spendiamo quasi 5 miliardi di euro. Il loro raddoppio significherebbe far salire la cifra intorno ai 10 miliardi. È ovvio che questa legittima proposta, per essere sostenibile, dovrebbe indicare copertura e provenienza delle risorse necessarie. Coperta aumentando il deficit? Tagliando per l'eguale corrispettivo spesa pubblica, ma allora precisamente quale? Oppure alzando le imposte?

Andiamo al reddito di dignità: che fa proliferare la parola magica "reddito", trasversalmente evocata ormai da ogni schieramento alle elezioni. Visto che il Pd difende il "reddito di inclusione" elevato per il 2018 a cifra di 1,7 miliardi di stanziamento, che però coprirà a mala pena un quarto della platea dei poveri assoluti citati da Berlusconi. I cinquestelle hanno il loro cavallo di battaglia nel "reddito di cittadinanza", a costo stimato di 16-18 miliardi. E ora arriva appunto anche il "reddito di dignità" di Forza Italia.

Berlusconi ha correttamente presentato la misura come una versione molto generosa dell'imposta negativa elaborata da grandi economisti liberisti come Von Hayek e il Nobel Milton Friedman. L'unica proposta sin qui recentemente avanzata in Italia di imposta negativa è quella dell'Istituto Bruno Leoni. Che però è parte integrante di una proposta generale di riforma dell'Irpef illustrata in un libro di 122 pagine a corpo di stampa appena leggibile, volta a: introdurre una flat fax del 25% sui redditi personali comprendendovi tutti quelli oggi sottoposti ad aliquota proporzionale (redditi da capitale, immobiliari e via continuando, oggi tutti fuori dall'Irpef); annullare Imu-Tasi e Irap; a rimodulare tutte le oltre 80 detrazioni-deduzioni oggi presenti per le persone fisiche, in modo da rendere progressiva e rispettosa della Costituzione l'aliquota unica del 25% sugli imponibili così rideterminati, e incardinati non più sulle persone fisiche come oggi ma sulle famiglie; infine, proporre anche un'imposta negativa per i poveri.

Con due differenze fondamentali, rispetto alla proposta di Berlusconi: il minimo vitale Ibl è parametrato regione per regione come già capita per Isee e povertà assoluta, ma è la metà circa dei mille euro di Berlusconi. E per la sua copertura non a caso l'Ibl indica la necessità di abolire praticamente tutta l'eterogenea serie delle prestazioni assistenziali oggi esistenti di integrazione al reddito: dalle pensioni sociali che Berlusconi vuole invece anch'esse raddoppiate, alle invalidità civili, agli assegni familiari, all'integrazione al reddito dei disoccupati . Un complesso di misure che oggi costa oltre 65 miliardi di euro, con risultati inefficaci: perché siamo il Paese in cui le politiche assistenziali determinano una riduzione del tasso di persone a rischio povertà pari solo a poco più della metà che nella media dell'Unione europea. E anche sommate tutte queste coperture, l'Ibl prova a essere onesto fino in fondo: calcola comunque uno sbilancio della sua proposta generale di flat fax tra i 25 e i 33 miliardi di euro, e indica anche per queste coperture precise, perché contraria al finanziamento in deficit dei tagli alle tasse.

Ecco: finora conosciamo lo slogan delle proposte di Berlusconi: pensioni sociali raddoppiate e reddito di dignità a mille euro. Non ne conosciamo per nulla l'impatto sulla finanza pubblica, se quel reddito sia universale (in quel caso scoraggerebbe l'occupazione, sono alcuni milioni gli italiani che guadagnano meno di mille euro al mese) o sottoposto a vincoli di formazione e occupabilità come nel caso dell'Ibl. Non sappiamo se e quali misure assistenziali cadrebbero, non sappiamo se e quale sarebbe il deficit derivante e come coperto.

Detto tutto questo, è ovvio che gli slogan della politica vivano di empatie proprie, mentre le proposte serie su materie così complesse hanno appunto bisogno di numeri e libri per essere seriamente e adeguatamente illustrate. Vedremo se alla fine ancora una volta vincerà l'ipersemplificazione della psicologia delle masse. Tanto alla fine saranno loro a pagare, come dovrebbe loro ben ricordare la storia del debito pubblico italiano e dell'aumento della pressione fiscale.

Oscar Giannino per Ibl, Istituto Bruno Leoni
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